Gli artigiani della Versilia
Padre&Figlio
Qui è realtà il ricambio generazionale”
Intervista di Claudia Aliperto
Emilio Sigali, classe 1944 e suo figlio Francesco, classe 1981, lavorano insieme nell’azienda di famiglia con sede a Pozzi – Seravezza (LU), inizialmente specializzata nell’arte funeraria e nella riproduzione di opere in marmo. Dagli anni 2000 hanno deciso di investire nelle macchine CNC a tre e a cinque assi per stare al passo con i tempi e rimanere competitivi sul mercato.
Nello storico laboratorio di Pozzi, ormai inattivo, la famiglia Sigali conserva ancora alcuni bozzetti delle opere di Michelangelo, alto e basso rilievi per lo più destinati all’arte funeraria.
Sotto, un momento dell’inaugurazione nel 2014 della lapide che ricorda l’impegno della Capitaneria di Porto di Livorno a seguito del naufragio della Costa Concordia presso l’Isola del Giglio. Sulla lastra in marmo Statuario è impressa la motivazione del riconoscimento della Medaglia d’Oro al Merito di Marina al comando livornese, realizzata tramite incisione proprio dalla ditta Sigali. In foto insieme ad Emilio e Francesco, anche Alessandro Russo, pietrasantino, attuale Comandante della Capitaneria di Porto di Viareggio, all’epoca Comandante CP di Piombino, che ne aveva curato il progetto.
“Emilio è stato un allievo che mi ha dato soddisfazioni, anche se all’inizio volevo facesse meccanica. Ricordo ancora di avergli insegnato ad usare il compasso in sole due serate, quando altri impiegano anni e anni”.
Nel laboratorio storico di Pozzi, impregnato di polvere di gesso e marmo, convivono due generazioni di artigiani. La prima, quella di Emilio Sigali, della subbia, dello scalpello e del compasso; la seconda quella del figlio Francesco, che ha imparato dal padre la lavorazione manuale della pietra ma è stato capace di sfruttare l’avvento delle macchine a controllo numerico per dare nuova vita all’azienda familiare, destinata al declino dopo l’esaurirsi dell’arte funeraria.
Affiatati e complici, Emilio e Francesco Sigali sono la dimostrazione che, almeno nel loro caso, il ricambio generazionale è una realtà ma anche che è necessaria una visione per il futuro perchè il mercato non fa sconti. “Da ragazzino dopo aver concluso gli studi all’Istituto D’Arte – ricorda Emilio – ho iniziato a lavorare nelle botteghe, Enzo Pasquini a Querceta e Antognazzi a Pietrasanta. Poi mi sono messo in proprio, facendo anche molta arte funeraria, in questo studio storico, risalente ai primi del Novecento, dove oggi mi diletto nel tempo libero“.
Alle pareti conserva numerosi calchi di commesse prestigiose, quale ricorda con piacere o maggiore soddisfazione?
“Ne ho realizzati così tanti quando lavoravo per Pasquini, penso di aver riprodotto tutte le opere di Michelangelo, tranne la ‘Pietà’. La più bella che ricordo con affetto è ‘La Madonna della Scala’, il cui modellino ho riprodotto e regalato a mia moglie”.
Con suo figlio siete la dimostrazione che è possibile tramandare il mestiere, Francesco perchè ha deciso di proseguire sulle orme di suo padre?

“Avevo iniziato l’Istituto D’Arte ma poi lasciai perchè sentivo che non era la mia strada. Così venni in bottega con il babbo che mi fece imparare le piccole cose: all’inizio ripulivo i bassorielievi e smodellavo le figure con il compasso, per poi piano piano imparare tutte le basi della scultura.
Quando ad inizio anni 2000 sono apparse le prime macchine a controllo numerico, abbiamo deciso di investire in una piccola macchina che ci consentì di velocizzare il lavoro, soprattutto per le incisioni per l’arte funeraria che all’epoca era ancora richiesta.Mi appassionai e sistemai la macchina perchè facesse anche figure a tutto tondo, oltre ai basso e alto rilievi, in quanto l’arte funeraria subì una battuta d’arresto. Devo ammettere che abbiamo vissuto un paio di anni di difficoltà. Molti avevano acquistato le macchine, ma le usavano per abbattere tempi e costi senza poi offrire la rifinitura finale a mano per contenere i prezzi e battere la concorrenza”.
Come vi siete adeguati alla crisi?
“Grazie alla macchina e uno scanner laser ci siamo convertiti alla scultura, avevamo alcuni clienti che favano il restauro di caminetti e alcuni artisti che ci chiedevano la riproduzione delle loro opere. Con gli anni la macchina è diventata obsoleta, per questo motivo cinque anni fa abbiamo scelto di investire su una nuova macchina a cinque assi. E’ stato un salto nel vuoto, ma il lavoro non manca e abbiamo dovuto adeguarci al mercato perchè non si può più contare solo sui clienti che richiedono le lavorazioni manuali”.
Francesco, quanto ha contato la formazione in bottega per il suo lavoro?
“Aver imparato a lavorare a mano usando il compasso mi ha aiutato moltissimo ed è stato un arricchimento. Anche quando si procede con la scansione con il laser è necessario conoscere bene il modello e i materiali per saperli lavorare, riconoscere e correggere i piccoli difetti, sapere dove mettere correttamente i puntelli per evitare che la pietra si rompa. Tutto ciò è fondamentale perchè con questi riferimenti sono in grado di comunicare al rifinitore tutta una serie di indicazioni per lavorare la figura dopo che è uscita dalla macchina. È un procedimento molto complesso e tutto ciò che so lo devo al babbo”.
A proposito, Emilio che allievo è stato suo figlio?
“Mi ha dato tante soddisfazioni, anche se inizialmente avrei preferito che intraprendesse la sua strada nel settore della meccanica perchè era molto portato. Ricordo ancora di avergli insegnato ad usare il compasso in sole due serate, quando alcuni smodellatori impiegano anni e anni“.
Lei si è cimentato a lavorare con le macchine a controllo numerico? Avete mai avuto divergenze?
“Sono sincero, dovevo lavorare e non avevo tempo per stare dietro alla macchina; tuttavia non abbiamo mai avuto scontri sul lavoro, anzi abbiamo integrato la parte tecnologica con quella tradizionale. Ai miei tempi si partiva dal modello, poi si smodellava con la macchinetta con i punti e per ultimo si rifiniva. Questo era il mestiere dello smodellatore, a seguire interveniva lo scultore per togliere il materiale piano piano ed ottenere il modello finito. Tutti questi passaggi oggi si fanno con la macchina che scansiona il modello”.
Oggi che tipo di commesse realizzate?
“Lavoriamo in sinergia con il laboratorio Franco Cervietti, dove abbiamo installato la macchina a cinque assi, per cui realizziamo numerose commesse, spesso riproduzioni di opere classiche per arredamento da esterni, su richiesta di clienti stranieri, così come di artisti provenienti da tutto il mondo”.








