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Lorenzo Vignoli Il forte legame con le Alpi Apuane, dove l’artista toscano è nato e cresciuto

Lorenzo Vignoli Il forte legame con le Alpi Apuane, dove l’artista toscano è nato e cresciuto
Tratto da VersiliaProduce nr. 127 – Febbraio 2022
Intervista di Claudia Aliperto

Biografia.

Lorenzo Vignoli, è natoa Lucca nel 1981. Cresciuto sulle pendici delle Alpi Apuane, ha iniziato come pittore e si è dedicato alla scultura dopo aver completato la sua formazione artistica a Chicago, Londra, Parigi e Los Angeles, dove ha lavorato per l’artista Bret Howe. Tornato in Italia si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Carrara. I suoi lavori si trovano in USA, Australia, Cina, Brasile e Africa. Risiede sulle colline di Montemagno, in Provincia di Lucca dove ha allestito il suo studio e dove vive con la famiglia.

“A Los Angeles – dice – mi trovavo bene, ma sentivo la mancanza delle montagne dove sono cresciuto. Così sono tornato in Toscana, per ricominciare tutto da zero”.

Intervista a cura di Claudia Aliperto

Lorenzo Vignoli ha un amore viscerale per le montagne della lucchesia, passione ereditata dai genitori da sempre legati al territorio. Ed è in quel territorio che è voluto fortemente tornare dopo aver studiato da ragazzo negli USA ed aver lanciato la sua carriera a Los Angeles.
“A quindici anni i miei genitori volevano che studiassi all’estero, prima a Chicago, poi Londra e Los Angeles. Mia madre era una visionaria, in quanto non era così comune all’epoca, non esisteva nemmeno l’idea dell’Erasmus. Così mi è venuto semplice viaggiare, poi feci l’Accademia e iniziai a lavorare a Los Angeles per Bret Howe, un artista importante che mi accolse come un figlio. Stavo avviando la mia carriera in California, ma sentivo la mancanza della poesia delle nostre montagne per questo motivo sono tornato in Italia nonostante sia dovuto ripartire da zero con la gavetta. Ho fatto qualsiasi lavoro, dal giardiniere al decoratore. Oggi che sono passati vent’anni posso affermare che è stata la scelta giusta”.

Vignoli si è fatto conoscere in Versilia e anche in Garfagnana con la collaborazione con Garfagnana Innovazione dove è stato tra i primi a sperimentare la scultura con i robot.

“Penso al rapporto tra artisti e robot come a quello che poteva esserci all’epoca tra impressionisti e fotografi. Sono uscito dall’Accademia sedici anni fa, preparato per essere scultore con alle spalle già delle esperienze lavorative importanti, ma queste non valevano più nulla perchè stavano arrivando i robot e mi ricordo che proprio durante l’ultimo anno di studi se ne iniziava a parlare. Purtroppo oggi tutta un’intera filiera è scomparsa, non solo perchè sono venuti a mancare gli artigiani attori principali dei nostri laboratori ma anche perchè le istituzioni locali a mio avviso non hanno saputo cogliere la sfida di mantenere un’alleanza con tutto quello che è stata la nostra cultura, per darla in eredità ai giovani e saperla convertire con il potenziale del robot, strumento utile se usato con un approccio corretto. Molti artigiani hanno acquistato le macchine per rimanere competitivi sul mercato ma la responsabilità del mantenimento della cultura del nostro saper fare non può gravare solo sulle loro spalle. Unire la tradizione con la contemporaneità è possibile: l’una non esclude l’altra; e questo processo è possibile grazie ai giovani. Rappresentano il futuro ma dobbiamo tramandare loro la consapevolezza del nostro saper fare”.

 

Vignoli ha fatto il ghost sculptor per numerosi artisti di fama internazionale, ovvero ha realizzato le loro opere pur rimanendo

 nell’anonimato. Un fenomeno sempre più diffuso.

“Per contratto non è possibile rivelare il nome dell’artista con cui spesso non potevo avere nemmeno un confronto nonostante tutte le problematiche che possono emergere durante la realizzazione di una scultura. Tutto ciò impoverisce il nostro settore: a differenza di quanto avveniva negli anni 60/70 alla ditta Henraux dove i grandi nomi, tra cui ad esempio Moore, si confrontavano con gli artigiani del posto creando relazioni umane, un’energia esplosiva, sentimenti di riconoscenza e arricchimento culturale. Si instaurava un rapporto alla pari, una filiera che dava forza alle istituzioni”.

Cosa fare per le nuove generazioni?

Dobbiamo rimetterci in discussione. Personalmente è da tempo che sogno di fondare un centro di scultura per i giovani. Abbiamo il dovere di dare ai ragazzi tutte le possibilità e raccontare loro la storia millenaria dei nostri artigiani. Vedo la scuola fare quello che può grazie all’impegno dei docenti, ma questo non basta. Tutti i limiti sono purtroppo emersi durante questi due anni di pandemia che ci ha fatto vedere in faccia il problema” chiosa.

“Per oltre 10 anni ho realizzato sculture antropomorfiche scolpendo direttamente sul blocco di marmo senza modello e bozzetto. Ero affascinato dall’aspetto interiore della materia. Poi è arrivata la collaborazione con la Galleria Gagliardi di S. Gimignano per cui ho lavorato per cinque anni realizzando sculture in legno di Tiglio e marmo Statuario. La scelta del mix di questi due materiali è stata pura casualità: ruppi una testa in un momento di ira e si spezzò in due parti con un taglio netto. La posai sopra una base di legno per caso e il binomio mi sembrò perfetto, anche se ci sono voluti anni per raffinare il progetto che ha portato alla realizzazione di venti pezzi”

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